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13 Marzo 2026

Saldare metalli, respirare rischi: cosa sapere sui fumi di saldatura

Fumi di saldatura: un rischio cancerogeno certo da gestire in azienda

Le operazioni di saldatura rappresentano una delle lavorazioni più diffuse nei settori industriali e artigianali. Tuttavia, durante tali attività si sviluppa una miscela complessa di fumi e gas potenzialmente pericolosi per la salute dei lavoratori.

Nel 2018 l’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha classificato i fumi di saldatura come cancerogeni certi per l’uomo (Gruppo 1), evidenziando un aumento del rischio di tumore polmonare e tumore renale nei lavoratori esposti.

Questa classificazione impone alle aziende una gestione particolarmente attenta del rischio, in linea con quanto previsto dal Titolo IX del D.Lgs. 81/2008, relativo alla protezione da agenti chimici pericolosi e cancerogeni.

Cosa sono i fumi di saldatura

Durante le operazioni di saldatura si genera una miscela complessa composta da:

  • particelle metalliche solide e ultrafini
  • ossidi metallici
  • gas e vapori prodotti dalle alte temperature.

Le particelle presenti nei fumi sono estremamente piccole, spesso inferiori a 1 micrometro, e possono quindi penetrare profondamente nelle vie respiratorie fino agli alveoli polmonari.

Tra le principali sostanze presenti nei fumi di saldatura troviamo:

  • ossidi di ferro
  • ossidi di manganese
  • ossidi di zinco
  • composti del nichel
  • composti del cromo (in particolare cromo esavalente)
  • monossido di carbonio
  • ozono
  • ossidi di azoto.

In particolare, cromo VI e nichel sono composti classificati come cancerogeni e possono essere presenti soprattutto nelle lavorazioni su acciai inox.

L’obbligo di valutazione del rischio

Il datore di lavoro, con il supporto di RSPP, consulenti e medico competente, deve effettuare la valutazione del rischio da esposizione ai fumi di saldatura.

Secondo l’art. 223 del D.Lgs. 81/2008 la valutazione deve considerare:

  • proprietà pericolose delle sostanze
  • modalità e durata dell’esposizione
  • condizioni operative
  • valori limite di esposizione
  • efficacia delle misure di prevenzione adottate
  • risultati della sorveglianza sanitaria.

Quando sono presenti sostanze cancerogene, la normativa richiede inoltre un approccio ancora più cautelativo: non esiste una soglia di sicurezza assoluta, e l’obiettivo deve essere sempre la riduzione dell’esposizione al livello tecnicamente più basso possibile.

Prevenzione: il ruolo centrale dell’organizzazione aziendale

Per i datori di lavoro è fondamentale adottare un approccio gerarchico alla prevenzione, intervenendo prima di tutto sull’organizzazione e sulla progettazione delle attività.

Tra le principali azioni preventive:

1️⃣ Analisi dei processi di saldatura

  • tipologia di processo (arco, fiamma, resistenza)
  • materiali base e materiali d’apporto
  • presenza di rivestimenti o contaminanti.

2️⃣ Ottimizzazione delle tecnologie

  • utilizzo di tecniche con minori emissioni di fumi
  • automazione delle operazioni ove possibile
  • scelta di materiali meno pericolosi.

3️⃣ Riduzione del numero di lavoratori esposti

  • definizione di aree dedicate
  • pianificazione delle lavorazioni.

L’esposizione può infatti variare molto in funzione del tipo di processo, dei parametri di saldatura e delle condizioni operative.

Un tema centrale per la sicurezza del lavoro

La gestione del rischio da fumi di saldatura non riguarda solo il rispetto della normativa, ma rappresenta una vera e propria strategia di tutela della salute dei lavoratori nel lungo periodo.

Per questo motivo è fondamentale che datori di lavoro, RSPP e lavoratori collaborino per adottare soluzioni tecniche e organizzative efficaci.