Fumi di saldatura: un rischio cancerogeno certo da gestire in azienda
Le operazioni di saldatura rappresentano una delle lavorazioni più diffuse nei settori industriali e artigianali. Tuttavia, durante tali attività si sviluppa una miscela complessa di fumi e gas potenzialmente pericolosi per la salute dei lavoratori.
Nel 2018 l’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha classificato i fumi di saldatura come cancerogeni certi per l’uomo (Gruppo 1), evidenziando un aumento del rischio di tumore polmonare e tumore renale nei lavoratori esposti.
Questa classificazione impone alle aziende una gestione particolarmente attenta del rischio, in linea con quanto previsto dal Titolo IX del D.Lgs. 81/2008, relativo alla protezione da agenti chimici pericolosi e cancerogeni.
Cosa sono i fumi di saldatura
Durante le operazioni di saldatura si genera una miscela complessa composta da:
- particelle metalliche solide e ultrafini
- ossidi metallici
- gas e vapori prodotti dalle alte temperature.
Le particelle presenti nei fumi sono estremamente piccole, spesso inferiori a 1 micrometro, e possono quindi penetrare profondamente nelle vie respiratorie fino agli alveoli polmonari.
Tra le principali sostanze presenti nei fumi di saldatura troviamo:
- ossidi di ferro
- ossidi di manganese
- ossidi di zinco
- composti del nichel
- composti del cromo (in particolare cromo esavalente)
- monossido di carbonio
- ozono
- ossidi di azoto.
In particolare, cromo VI e nichel sono composti classificati come cancerogeni e possono essere presenti soprattutto nelle lavorazioni su acciai inox.
L’obbligo di valutazione del rischio
Il datore di lavoro, con il supporto di RSPP, consulenti e medico competente, deve effettuare la valutazione del rischio da esposizione ai fumi di saldatura.
Secondo l’art. 223 del D.Lgs. 81/2008 la valutazione deve considerare:
- proprietà pericolose delle sostanze
- modalità e durata dell’esposizione
- condizioni operative
- valori limite di esposizione
- efficacia delle misure di prevenzione adottate
- risultati della sorveglianza sanitaria.
Quando sono presenti sostanze cancerogene, la normativa richiede inoltre un approccio ancora più cautelativo: non esiste una soglia di sicurezza assoluta, e l’obiettivo deve essere sempre la riduzione dell’esposizione al livello tecnicamente più basso possibile.
Prevenzione: il ruolo centrale dell’organizzazione aziendale
Per i datori di lavoro è fondamentale adottare un approccio gerarchico alla prevenzione, intervenendo prima di tutto sull’organizzazione e sulla progettazione delle attività.
Tra le principali azioni preventive:
1️⃣ Analisi dei processi di saldatura
- tipologia di processo (arco, fiamma, resistenza)
- materiali base e materiali d’apporto
- presenza di rivestimenti o contaminanti.
2️⃣ Ottimizzazione delle tecnologie
- utilizzo di tecniche con minori emissioni di fumi
- automazione delle operazioni ove possibile
- scelta di materiali meno pericolosi.
3️⃣ Riduzione del numero di lavoratori esposti
- definizione di aree dedicate
- pianificazione delle lavorazioni.
L’esposizione può infatti variare molto in funzione del tipo di processo, dei parametri di saldatura e delle condizioni operative.
Un tema centrale per la sicurezza del lavoro
La gestione del rischio da fumi di saldatura non riguarda solo il rispetto della normativa, ma rappresenta una vera e propria strategia di tutela della salute dei lavoratori nel lungo periodo.
Per questo motivo è fondamentale che datori di lavoro, RSPP e lavoratori collaborino per adottare soluzioni tecniche e organizzative efficaci.

