L’intelligenza artificiale trova sempre più applicazione nei contesti aziendali, anche nell’ambito del benessere organizzativo. Tuttavia, il suo utilizzo deve confrontarsi con i limiti imposti dalla normativa in materia di privacy e tutela dei lavoratori.
Con un recente provvedimento, il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha esaminato un sistema basato sull’intelligenza artificiale in grado di analizzare le comunicazioni aziendali effettuate tramite piattaforme come Slack e Microsoft Teams per individuare possibili segnali di stress o disagio psicologico.
Le criticità evidenziate dal Garante
Il sistema oggetto dell’istruttoria elabora i messaggi scambiati dai lavoratori attraverso tecniche di analisi semantica, restituendo valutazioni sul livello di stress percepito.
Pur in assenza di violazioni già accertate, il Garante ha evidenziato come le informazioni relative allo stato emotivo e psicologico dei lavoratori costituiscano dati particolarmente delicati, che non possono essere resi conoscibili al datore di lavoro.
Secondo l’Autorità, infatti, il datore di lavoro non dispone normalmente di una base giuridica che gli consenta di accedere a informazioni riguardanti la sfera emotiva dei dipendenti, anche quando tali dati derivano da elaborazioni effettuate mediante sistemi di intelligenza artificiale.
Il richiamo all’AI Act europeo
Nel provvedimento viene inoltre richiamato il nuovo AI Act europeo, che vieta, salvo specifiche eccezioni, l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale destinati a inferire emozioni o stati psicologici delle persone nei luoghi di lavoro.
L’Autorità sottolinea inoltre la necessità di garantire trasparenza, affidabilità e controllo umano sui processi decisionali supportati dagli algoritmi, evitando il rischio di errori, discriminazioni o valutazioni non verificabili.
Cosa cambia per le aziende
Le imprese che intendono introdurre strumenti di intelligenza artificiale per monitorare il clima aziendale o il benessere dei dipendenti dovranno prestare particolare attenzione agli aspetti privacy e ai limiti imposti dalla normativa europea.
L’innovazione tecnologica può rappresentare un’opportunità per migliorare l’organizzazione del lavoro, ma non può tradursi in forme di controllo diretto o indiretto sulla sfera personale ed emotiva dei lavoratori.
Fonte: Edotto.com

