Quando si affronta il tema delle ondate di calore nei luoghi di lavoro, l’attenzione si concentra spesso sugli obblighi normativi e sui divieti imposti dalle ordinanze regionali. Tuttavia, la vera sfida per aziende, RSPP e preposti consiste nell’organizzare il lavoro in modo da prevenire concretamente gli effetti dello stress termico.
L’esperienza degli ultimi anni dimostra infatti che il rischio da calore non può essere gestito esclusivamente attraverso il rispetto di una fascia oraria di sospensione delle attività. Le temperature elevate possono influenzare la salute e la sicurezza dei lavoratori durante l’intero arco della giornata, soprattutto nei settori caratterizzati da attività fisica intensa, esposizione al sole e utilizzo di dispositivi di protezione individuale che limitano la dispersione del calore corporeo.
Agricoltura, edilizia, manutenzione stradale, florovivaismo e logistica all’aperto sono tra i comparti maggiormente esposti. In questi contesti, la prevenzione passa innanzitutto attraverso l’organizzazione del lavoro.
Una delle misure più efficaci consiste nella rimodulazione degli orari. Programmare le attività più gravose nelle prime ore del mattino permette di ridurre significativamente l’esposizione alle temperature più elevate della giornata. Molte aziende agricole stanno già adottando modelli organizzativi che prevedono l’inizio delle attività all’alba e una riduzione delle lavorazioni nelle ore centrali.
Anche nei cantieri è possibile pianificare le attività in funzione delle condizioni climatiche. Operazioni particolarmente impegnative dal punto di vista fisico, come movimentazioni manuali, getti di calcestruzzo o posa di materiali pesanti, dovrebbero essere concentrate nelle fasce orarie più favorevoli.
Un secondo aspetto fondamentale riguarda la gestione delle pause.
Spesso si commette l’errore di considerare le pause come una perdita di produttività. In realtà, una corretta pianificazione dei tempi di recupero contribuisce a mantenere elevati i livelli di attenzione e riduce il rischio di errori, infortuni e malori.
Le pause devono essere effettuate in aree ombreggiate o adeguatamente raffrescate, consentendo all’organismo di recuperare gradualmente l’equilibrio termico. Allo stesso tempo, deve essere garantita la costante disponibilità di acqua potabile fresca.
La disidratazione rappresenta infatti uno dei principali fattori di rischio associati alle alte temperature. Anche una perdita modesta di liquidi corporei può determinare una riduzione delle capacità cognitive e fisiche, aumentando la probabilità di incidenti.
Particolare attenzione deve essere posta alla scelta degli indumenti di lavoro.
Compatibilmente con le esigenze operative e con i DPI previsti dalla normativa, è opportuno favorire l’utilizzo di capi traspiranti, leggeri e di colore chiaro. Cappelli con visiera, protezioni per il collo e occhiali adeguati possono contribuire a ridurre l’esposizione diretta alla radiazione solare.
Un’altra misura spesso sottovalutata riguarda la rotazione del personale.
Alternare i lavoratori nelle mansioni più gravose consente di limitare l’esposizione prolungata al calore e di distribuire in modo più equilibrato il carico fisico. Questa soluzione è particolarmente efficace nelle attività agricole e nei cantieri, dove alcune lavorazioni risultano significativamente più impegnative rispetto ad altre.
La formazione rappresenta poi un elemento essenziale della prevenzione.
I lavoratori devono essere in grado di riconoscere tempestivamente i sintomi dello stress termico: crampi muscolari, sudorazione eccessiva, vertigini, nausea, mal di testa, confusione mentale e affaticamento anomalo sono segnali che non devono essere sottovalutati.
In questo contesto assume particolare rilevanza il cosiddetto “sistema del compagno”, richiamato anche dall’Ordinanza regionale. I lavoratori vengono sensibilizzati a monitorare reciprocamente il proprio stato di salute, segnalando immediatamente eventuali situazioni di difficoltà.
Infine, è importante ricordare che la gestione del rischio da calore non può essere improvvisata nel momento in cui arriva l’emergenza. Le procedure devono essere pianificate prima dell’inizio della stagione estiva, condivise con preposti e lavoratori e integrate nel sistema aziendale di gestione della sicurezza.
L’obiettivo non è soltanto rispettare un obbligo normativo, ma garantire che ogni lavoratore possa svolgere la propria attività in condizioni compatibili con la tutela della salute e della dignità professionale.
Cosa fare subito in azienda
✓ Rivedere gli orari delle attività più gravose.
✓ Individuare e attrezzare aree di pausa ombreggiate.
✓ Garantire acqua potabile fresca durante tutto il turno.
✓ Programmare la rotazione degli operatori nelle attività più esposte.
✓ Informare i lavoratori sui sintomi dello stress termico.
✓ Verificare l’idoneità degli indumenti e dei DPI utilizzati in estate.

