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	<title>SICUREZZA SUL LAVORO Archivi - Studio Schena | Monopoli</title>
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	<title>SICUREZZA SUL LAVORO Archivi - Studio Schena | Monopoli</title>
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		<title>Lavoratori fragili e rischio caldo: un obbligo spesso sottovalutato dalle aziende</title>
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		<dc:creator><![CDATA[studioschena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SICUREZZA SUL LAVORO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di rischio da calore nei luoghi di lavoro, si tende spesso a considerare tutti i lavoratori ugualmente esposti. In realtà, le condizioni fisiche, sanitarie e sociali possono influenzare in modo significativo la capacità dell&#8217;organismo di adattarsi alle elevate temperature. Per questo motivo la recente Ordinanza della Regione Puglia dedica particolare attenzione ai [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di rischio da calore nei luoghi di lavoro, si tende spesso a considerare tutti i lavoratori ugualmente esposti. In realtà, le condizioni fisiche, sanitarie e sociali possono influenzare in modo significativo la capacità dell&#8217;organismo di adattarsi alle elevate temperature.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo la recente Ordinanza della Regione Puglia dedica particolare attenzione ai cosiddetti soggetti vulnerabili, richiamando il ruolo centrale della sorveglianza sanitaria e della collaborazione tra Datore di Lavoro, Medico Competente e RSPP.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vulnerabilità al caldo non dipende esclusivamente dall&#8217;età.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente i lavoratori più anziani possono presentare una minore capacità di termoregolazione, ma esistono numerosi altri fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare problemi correlati allo stress termico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Patologie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale, obesità, disturbi respiratori e alcune condizioni neurologiche rappresentano esempi di situazioni che richiedono particolare attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l&#8217;assunzione di determinati farmaci può incidere sulla risposta dell&#8217;organismo alle alte temperature. Diuretici, antipertensivi, antistaminici e alcuni farmaci psicotropi possono influenzare i meccanismi di regolazione della temperatura corporea o favorire la disidratazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro aspetto frequentemente sottovalutato riguarda le lavoratrici in gravidanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le elevate temperature possono determinare un maggiore affaticamento e richiedono valutazioni specifiche da parte del Medico Competente, che potrà eventualmente formulare prescrizioni o limitazioni temporanee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alle condizioni sanitarie esistono poi fattori di natura sociale e organizzativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti lavoratori stranieri impiegati nel settore agricolo o nei cantieri potrebbero non comprendere pienamente le informazioni ricevute sulla prevenzione del rischio caldo, soprattutto quando la comunicazione avviene esclusivamente in lingua italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo le linee guida e l&#8217;ordinanza regionale sottolineano l&#8217;importanza di utilizzare strumenti informativi multilingue e modalità comunicative facilmente comprensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le condizioni abitative possono incidere sul livello di rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lavoratori che vivono in alloggi privi di adeguato raffrescamento o che affrontano lunghi spostamenti prima dell&#8217;inizio del turno possono arrivare sul luogo di lavoro già in condizioni di stress termico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario il ruolo del Medico Competente assume un&#8217;importanza strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso la sorveglianza sanitaria è possibile individuare le situazioni di maggiore fragilità e formulare eventuali prescrizioni finalizzate alla tutela del lavoratore. Le indicazioni possono riguardare la riduzione dell&#8217;esposizione al sole, la modifica degli orari di lavoro, l&#8217;assegnazione a mansioni meno gravose o, nei casi più critici, l&#8217;allontanamento temporaneo dalle attività maggiormente esposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante sottolineare che tali prescrizioni non devono essere considerate un ostacolo all&#8217;organizzazione aziendale, ma uno strumento di prevenzione volto a evitare eventi che potrebbero avere conseguenze molto più gravi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Datore di Lavoro, ignorare o sottovalutare le indicazioni del Medico Competente significa esporsi non soltanto a possibili contestazioni da parte degli organi di vigilanza, ma anche a rilevanti responsabilità in caso di infortunio o malore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione dei lavoratori fragili richiede quindi una visione moderna della prevenzione, capace di considerare le caratteristiche individuali delle persone e non soltanto i rischi associati alla mansione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un contesto caratterizzato da estati sempre più calde e da eventi climatici estremi sempre più frequenti, proteggere i soggetti vulnerabili significa rafforzare l&#8217;intero sistema di sicurezza aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prevenzione efficace nasce infatti dalla capacità di adattare le misure organizzative alle reali esigenze delle persone che ogni giorno operano nei luoghi di lavoro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa fare subito in azienda</h3>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Coinvolgere il Medico Competente nella gestione del rischio caldo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Verificare la presenza di lavoratori particolarmente vulnerabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Valutare eventuali prescrizioni o limitazioni temporanee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Predisporre materiale informativo comprensibile a tutti i lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Pianificare mansioni e orari compatibili con le condizioni individuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Sensibilizzare preposti e dirigenti sul tema delle fragilità.</p>
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		<title>Lavorare al caldo in sicurezza: le misure organizzative che fanno davvero la differenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[studioschena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SICUREZZA SUL LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[CaldoEstremo]]></category>
		<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si affronta il tema delle ondate di calore nei luoghi di lavoro, l&#8217;attenzione si concentra spesso sugli obblighi normativi e sui divieti imposti dalle ordinanze regionali. Tuttavia, la vera sfida per aziende, RSPP e preposti consiste nell&#8217;organizzare il lavoro in modo da prevenire concretamente gli effetti dello stress termico. L&#8217;esperienza degli ultimi anni dimostra [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando si affronta il tema delle ondate di calore nei luoghi di lavoro, l&#8217;attenzione si concentra spesso sugli obblighi normativi e sui divieti imposti dalle ordinanze regionali. Tuttavia, la vera sfida per aziende, RSPP e preposti consiste nell&#8217;organizzare il lavoro in modo da prevenire concretamente gli effetti dello stress termico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperienza degli ultimi anni dimostra infatti che il rischio da calore non può essere gestito esclusivamente attraverso il rispetto di una fascia oraria di sospensione delle attività. Le temperature elevate possono influenzare la salute e la sicurezza dei lavoratori durante l&#8217;intero arco della giornata, soprattutto nei settori caratterizzati da attività fisica intensa, esposizione al sole e utilizzo di dispositivi di protezione individuale che limitano la dispersione del calore corporeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Agricoltura, edilizia, manutenzione stradale, florovivaismo e logistica all&#8217;aperto sono tra i comparti maggiormente esposti. In questi contesti, la prevenzione passa innanzitutto attraverso l&#8217;organizzazione del lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle misure più efficaci consiste nella rimodulazione degli orari. Programmare le attività più gravose nelle prime ore del mattino permette di ridurre significativamente l&#8217;esposizione alle temperature più elevate della giornata. Molte aziende agricole stanno già adottando modelli organizzativi che prevedono l&#8217;inizio delle attività all&#8217;alba e una riduzione delle lavorazioni nelle ore centrali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche nei cantieri è possibile pianificare le attività in funzione delle condizioni climatiche. Operazioni particolarmente impegnative dal punto di vista fisico, come movimentazioni manuali, getti di calcestruzzo o posa di materiali pesanti, dovrebbero essere concentrate nelle fasce orarie più favorevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un secondo aspetto fondamentale riguarda la gestione delle pause.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso si commette l&#8217;errore di considerare le pause come una perdita di produttività. In realtà, una corretta pianificazione dei tempi di recupero contribuisce a mantenere elevati i livelli di attenzione e riduce il rischio di errori, infortuni e malori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le pause devono essere effettuate in aree ombreggiate o adeguatamente raffrescate, consentendo all&#8217;organismo di recuperare gradualmente l&#8217;equilibrio termico. Allo stesso tempo, deve essere garantita la costante disponibilità di acqua potabile fresca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La disidratazione rappresenta infatti uno dei principali fattori di rischio associati alle alte temperature. Anche una perdita modesta di liquidi corporei può determinare una riduzione delle capacità cognitive e fisiche, aumentando la probabilità di incidenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione deve essere posta alla scelta degli indumenti di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Compatibilmente con le esigenze operative e con i DPI previsti dalla normativa, è opportuno favorire l&#8217;utilizzo di capi traspiranti, leggeri e di colore chiaro. Cappelli con visiera, protezioni per il collo e occhiali adeguati possono contribuire a ridurre l&#8217;esposizione diretta alla radiazione solare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra misura spesso sottovalutata riguarda la rotazione del personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alternare i lavoratori nelle mansioni più gravose consente di limitare l&#8217;esposizione prolungata al calore e di distribuire in modo più equilibrato il carico fisico. Questa soluzione è particolarmente efficace nelle attività agricole e nei cantieri, dove alcune lavorazioni risultano significativamente più impegnative rispetto ad altre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione rappresenta poi un elemento essenziale della prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lavoratori devono essere in grado di riconoscere tempestivamente i sintomi dello stress termico: crampi muscolari, sudorazione eccessiva, vertigini, nausea, mal di testa, confusione mentale e affaticamento anomalo sono segnali che non devono essere sottovalutati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto assume particolare rilevanza il cosiddetto &#8220;sistema del compagno&#8221;, richiamato anche dall&#8217;Ordinanza regionale. I lavoratori vengono sensibilizzati a monitorare reciprocamente il proprio stato di salute, segnalando immediatamente eventuali situazioni di difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, è importante ricordare che la gestione del rischio da calore non può essere improvvisata nel momento in cui arriva l&#8217;emergenza. Le procedure devono essere pianificate prima dell&#8217;inizio della stagione estiva, condivise con preposti e lavoratori e integrate nel sistema aziendale di gestione della sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo non è soltanto rispettare un obbligo normativo, ma garantire che ogni lavoratore possa svolgere la propria attività in condizioni compatibili con la tutela della salute e della dignità professionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa fare subito in azienda</h3>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Rivedere gli orari delle attività più gravose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Individuare e attrezzare aree di pausa ombreggiate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Garantire acqua potabile fresca durante tutto il turno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Programmare la rotazione degli operatori nelle attività più esposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Informare i lavoratori sui sintomi dello stress termico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Verificare l&#8217;idoneità degli indumenti e dei DPI utilizzati in estate.</p>
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		<title>Rischio microclima: perché l&#8217;ordinanza non basta e cosa deve fare davvero il datore di lavoro</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emanazione dell&#8217;Ordinanza regionale sulle ondate di calore ha riportato all&#8217;attenzione di molte aziende il tema del rischio microclimatico. Tuttavia, uno degli errori più frequenti è ritenere che il rispetto delle disposizioni regionali sia sufficiente per adempiere agli obblighi previsti dalla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro. In realtà il quadro normativo è [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;emanazione dell&#8217;Ordinanza regionale sulle ondate di calore ha riportato all&#8217;attenzione di molte aziende il tema del rischio microclimatico. Tuttavia, uno degli errori più frequenti è ritenere che il rispetto delle disposizioni regionali sia sufficiente per adempiere agli obblighi previsti dalla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà il quadro normativo è molto più ampio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro l&#8217;obbligo di valutare tutti i rischi presenti nell&#8217;organizzazione, compresi quelli derivanti dall&#8217;esposizione a condizioni microclimatiche sfavorevoli. Non si tratta quindi di un nuovo adempimento introdotto dalle recenti ondate di calore, ma di un obbligo già esistente che oggi assume una rilevanza sempre maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di microclima si fa riferimento all&#8217;insieme delle condizioni ambientali che influenzano il benessere termico della persona: temperatura dell&#8217;aria, umidità relativa, ventilazione, irraggiamento solare e intensità dell&#8217;attività fisica svolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni il rischio microclimatico è stato associato prevalentemente agli ambienti industriali caratterizzati da elevate temperature di processo. Oggi, invece, le condizioni climatiche estreme rendono necessario estendere l&#8217;attenzione anche a settori tradizionalmente considerati meno critici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo ad esempio ai lavoratori agricoli impegnati nella raccolta estiva, agli operatori dei cantieri stradali, agli addetti alla posa di pavimentazioni esterne, agli autisti impegnati nelle consegne o agli operatori che lavorano all&#8217;interno di serre e tunnel agricoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi casi il rischio deriva dalla combinazione tra fattori ambientali e carico fisico richiesto dalla mansione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La valutazione del rischio non può quindi limitarsi a una generica descrizione del problema. Deve individuare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>attività maggiormente esposte;</li>



<li>periodi dell&#8217;anno più critici;</li>



<li>categorie di lavoratori vulnerabili;</li>



<li>misure preventive adottate;</li>



<li>procedure di emergenza;</li>



<li>ruolo del Medico Competente e della sorveglianza sanitaria.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto spesso sottovalutato riguarda proprio l&#8217;evoluzione del rischio nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le temperature registrate oggi durante il periodo estivo sono significativamente diverse rispetto a quelle che caratterizzavano gli stessi territori solo pochi anni fa. Di conseguenza, DVR redatti diversi anni addietro potrebbero non rappresentare più adeguatamente le condizioni operative attuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli organi di vigilanza stanno prestando crescente attenzione a questo tema e sempre più frequentemente richiedono evidenze documentali che dimostrino l&#8217;effettiva valutazione del rischio da calore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non bisogna inoltre dimenticare che il rischio termico non riguarda esclusivamente gli ambienti esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magazzini privi di ventilazione, capannoni industriali, serre, locali tecnici e ambienti confinati possono raggiungere temperature particolarmente elevate anche in assenza di esposizione diretta ai raggi solari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo dell&#8217;RSPP diventa quindi fondamentale per individuare tempestivamente le criticità e proporre interventi efficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le buone pratiche maggiormente raccomandate troviamo la pianificazione delle attività più gravose nelle prime ore della giornata, l&#8217;introduzione di pause strutturate, la formazione dei lavoratori sul riconoscimento dei sintomi precoci dello stress termico e la predisposizione di procedure per la gestione delle emergenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera sfida dei prossimi anni sarà integrare il cambiamento climatico nei sistemi di gestione della sicurezza aziendale. Le temperature estreme non rappresentano più un evento eccezionale, ma una condizione sempre più frequente con cui imprese e professionisti della sicurezza dovranno confrontarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo la valutazione del rischio microclimatico non deve essere percepita come un semplice obbligo burocratico, ma come uno strumento concreto per prevenire infortuni, malattie professionali e situazioni di emergenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa fare subito in azienda</h3>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Verificare se il DVR contiene una valutazione specifica del rischio microclimatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Coinvolgere RSPP e Medico Competente nell&#8217;aggiornamento della valutazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Individuare le mansioni maggiormente esposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Predisporre procedure operative per le giornate ad alto rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Formare lavoratori e preposti sui sintomi dello stress termico.</p>
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		<title>Ondate di calore 2026: cosa cambia per le imprese pugliesi con la nuova Ordinanza regionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[studioschena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SICUREZZA SUL LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[StressTermico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;estate 2026 si apre con una novità importante per tutte le aziende pugliesi che impiegano lavoratori esposti alle alte temperature. Il Presidente della Regione Puglia ha infatti emanato l&#8217;Ordinanza n. 321 del 29 maggio 2026, introducendo misure specifiche per la prevenzione dei rischi derivanti dalle ondate di calore nei luoghi di lavoro. Si tratta di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studioschena.biz/ondate-di-calore-2026-cosa-cambia-per-le-imprese-pugliesi-con-la-nuova-ordinanza-regionale/">Ondate di calore 2026: cosa cambia per le imprese pugliesi con la nuova Ordinanza regionale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studioschena.biz">Studio Schena | Monopoli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;estate 2026 si apre con una novità importante per tutte le aziende pugliesi che impiegano lavoratori esposti alle alte temperature. Il Presidente della Regione Puglia ha infatti emanato l&#8217;Ordinanza n. 321 del 29 maggio 2026, introducendo misure specifiche per la prevenzione dei rischi derivanti dalle ondate di calore nei luoghi di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un provvedimento che interessa in modo particolare il settore agricolo, forestale, florovivaistico, le attività svolte in serre e tunnel agricoli, i cantieri edili e stradali, le cave e numerose attività logistiche svolte all&#8217;aperto. Tuttavia, il messaggio che emerge dall&#8217;ordinanza è molto più ampio: il rischio microclimatico non può più essere considerato un tema secondario nella gestione della salute e sicurezza sul lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni l&#8217;aumento della frequenza e dell&#8217;intensità delle ondate di calore ha portato istituzioni, enti di ricerca e organismi di vigilanza a porre crescente attenzione sugli effetti delle alte temperature sui lavoratori. Lo stress termico non provoca soltanto disagio fisico, ma può determinare disidratazione, colpi di calore, riduzione delle capacità cognitive, aumento del rischio di errore umano e conseguente incremento degli infortuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ordinanza regionale introduce una misura particolarmente rilevante: fino al 15 settembre 2026 è vietato svolgere attività lavorative in condizioni di esposizione prolungata al sole nella fascia oraria compresa tra le 12:30 e le 16:00 nei giorni in cui il portale Worklimate segnala un livello di rischio &#8220;ALTO&#8221; per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa che le aziende interessate non possono limitarsi a osservare le condizioni meteorologiche generali, ma devono verificare quotidianamente le previsioni disponibili sul sistema Worklimate, sviluppato da INAIL e CNR, che rappresenta oggi uno dei principali strumenti di supporto per la prevenzione del rischio da calore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto forse più importante da comprendere è che l&#8217;ordinanza non sostituisce gli obblighi già previsti dal D.Lgs. 81/2008. Al contrario, li rafforza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il datore di lavoro continua ad avere l&#8217;obbligo di valutare il rischio microclimatico, aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi quando necessario e adottare tutte le misure tecniche, organizzative e procedurali utili a proteggere i lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le misure espressamente richiamate dall&#8217;ordinanza troviamo la rimodulazione degli orari di lavoro, la predisposizione di pause in aree ombreggiate o climatizzate, la disponibilità costante di acqua potabile fresca, la rotazione del personale nelle attività più gravose, l&#8217;utilizzo di indumenti adeguati e la formazione specifica sui rischi da stress termico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente interessante è il riferimento al cosiddetto &#8220;sistema del compagno&#8221;, una modalità organizzativa che prevede la sorveglianza reciproca tra lavoratori per individuare tempestivamente sintomi e segnali di malessere legati al caldo. In contesti agricoli e nei cantieri, dove spesso si lavora in squadre, questa pratica può rappresentare uno strumento efficace per prevenire situazioni di emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro elemento centrale riguarda i lavoratori vulnerabili. L&#8217;ordinanza richiama espressamente il ruolo del Medico Competente nell&#8217;individuazione di soggetti maggiormente suscettibili agli effetti del caldo, quali lavoratori anziani, donne in gravidanza, persone affette da patologie croniche o sottoposte a specifiche terapie farmacologiche. In questi casi possono rendersi necessarie limitazioni temporanee o modifiche organizzative mirate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante ricordare che la violazione del divieto previsto dall&#8217;ordinanza può comportare l&#8217;applicazione delle sanzioni previste dall&#8217;art. 650 del Codice Penale, oltre alle eventuali responsabilità derivanti dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le imprese pugliesi questa estate rappresenta quindi un banco di prova importante. Non si tratta soltanto di rispettare un obbligo normativo, ma di sviluppare una vera cultura della prevenzione capace di adattarsi ai cambiamenti climatici che stanno modificando in modo significativo le condizioni di lavoro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa fare subito in azienda</h3>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Verificare quotidianamente il portale Worklimate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Aggiornare la valutazione del rischio microclimatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Definire procedure per la sospensione o rimodulazione delle attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Verificare la disponibilità di aree ombreggiate e acqua potabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">✓ Coinvolgere Medico Competente, RSPP e preposti nella gestione delle emergenze climatiche.</p>
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		<item>
		<title>Il diritto al lavoro e il diritto alla sicurezza: i valori della Costituzione nei luoghi di lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[studioschena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SICUREZZA SUL LAVORO]]></category>
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		<category><![CDATA[BenessereLavorativo]]></category>
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		<category><![CDATA[DirittoAlLavoro]]></category>
		<category><![CDATA[DLgs812008]]></category>
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		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, diventa importante riflettere sul valore costituzionale del lavoro e sul legame sempre più forte tra diritto al lavoro e tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. L’articolo 1 della Costituzione Italiana afferma che: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Una frase breve ma [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">In occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, diventa importante riflettere sul valore costituzionale del lavoro e sul legame sempre più forte tra diritto al lavoro e tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 1 della Costituzione Italiana afferma che:</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una frase breve ma estremamente significativa, che riconosce il lavoro come uno dei pilastri fondamentali della nostra società, della dignità della persona e della crescita del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo principio si collega direttamente anche l’articolo 4 della Costituzione, secondo cui:</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare oggi di diritto al lavoro significa inevitabilmente parlare anche di qualità del lavoro, tutela della salute, prevenzione degli infortuni e benessere organizzativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un lavoro non può definirsi realmente dignitoso se non viene svolto in condizioni di sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio su questo principio che si fonda il D.Lgs. 81/2008, il principale riferimento normativo italiano in materia di salute e sicurezza sul lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente significativa è la definizione di “lavoratore” contenuta nell’articolo 2 del Decreto Legislativo 81/2008, che identifica come lavoratore:</p>



<p class="wp-block-paragraph">“la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una definizione ampia e moderna, che estende la tutela della sicurezza ben oltre il tradizionale rapporto di lavoro subordinato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa include infatti lavoratori dipendenti, apprendisti, soci lavoratori, tirocinanti, lavoratori agricoli, collaboratori e altre figure che operano all’interno dell’organizzazione aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo principio assume oggi un’importanza ancora maggiore alla luce delle trasformazioni del mondo del lavoro: smart working, lavoro su turni, attività stagionali, lavoro in solitario e nuove modalità organizzative richiedono un approccio alla prevenzione sempre più dinamico e aggiornato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sicurezza sul lavoro non rappresenta soltanto un obbligo giuridico per il datore di lavoro, ma un vero valore sociale e costituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Investire nella prevenzione significa infatti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>tutelare la dignità della persona;</li>



<li>ridurre infortuni e malattie professionali;</li>



<li>migliorare il benessere organizzativo;</li>



<li>aumentare la qualità del lavoro;</li>



<li>rafforzare la responsabilità sociale dell’impresa.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo dei datori di lavoro, degli RSPP, dei preposti e di tutti i soggetti della prevenzione diventa quindi fondamentale per trasformare i principi costituzionali in comportamenti concreti all’interno delle aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Festa della Repubblica rappresenta anche questo: il richiamo ai valori fondamentali su cui si basa il nostro Paese, tra cui il diritto a un lavoro sicuro, dignitoso e rispettoso della salute delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura della sicurezza non nasce soltanto dalle norme, ma dalla consapevolezza che il lavoro deve sempre mettere al centro la persona.</p>
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		<title>Lavoro su turni e salute: cosa dice la ricerca scientifica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[studioschena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SICUREZZA SUL LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[Hotel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lavoro su turni rappresenta una modalità organizzativa ormai indispensabile in numerosi settori produttivi e di servizio. Molte attività economiche, infatti, richiedono continuità operativa nelle ore serali, notturne o nelle prime ore del mattino. Tra i lavoratori maggiormente coinvolti troviamo: In molti casi il lavoro viene svolto con orari irregolari, turnazioni prolungate o attività notturne [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro su turni rappresenta una modalità organizzativa ormai indispensabile in numerosi settori produttivi e di servizio. Molte attività economiche, infatti, richiedono continuità operativa nelle ore serali, notturne o nelle prime ore del mattino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i lavoratori maggiormente coinvolti troviamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>autisti e operatori del trasporto merci;</li>



<li>braccianti agricoli impegnati nelle raccolte stagionali;</li>



<li>dipendenti di ristoranti, bar e strutture ricettive;</li>



<li>addetti ai panifici e alle produzioni alimentari notturne;</li>



<li>personale sanitario;</li>



<li>addetti alla logistica e ai magazzini;</li>



<li>lavoratori dell’industria con cicli produttivi continui.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In molti casi il lavoro viene svolto con orari irregolari, turnazioni prolungate o attività notturne che incidono direttamente sui normali ritmi biologici dell’organismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni la comunità scientifica ha approfondito sempre di più i possibili effetti del lavoro notturno e dei turni prolungati sulla salute dei lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dormire durante il giorno e lavorare di notte altera infatti il cosiddetto “ritmo circadiano”, cioè il naturale orologio biologico che regola sonno, metabolismo, produzione ormonale, temperatura corporea e livelli di attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando questa alterazione si protrae nel tempo, possono aumentare condizioni di stress fisico e mentale, affaticamento e difficoltà di recupero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numerosi studi internazionali hanno evidenziato una possibile correlazione tra lavoro notturno protratto per molti anni e aumento del rischio di sviluppare alcune patologie, comprese determinate forme tumorali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organismo collegato all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato il lavoro notturno che comporta alterazione del ritmo biologico come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante chiarire che questo non significa che chi lavora di notte svilupperà necessariamente un tumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La classificazione scientifica indica però che esiste una probabilità aumentata di sviluppare alcune patologie in presenza di esposizioni prolungate nel tempo e associate ad altri fattori di rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i principali effetti correlati al lavoro su turni e notturno troviamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>disturbi del sonno;</li>



<li>affaticamento cronico;</li>



<li>stress lavoro-correlato;</li>



<li>problemi gastrointestinali;</li>



<li>alterazioni metaboliche;</li>



<li>aumento del rischio cardiovascolare;</li>



<li>maggiore probabilità di errori e infortuni;</li>



<li>possibile incremento del rischio oncologico oggetto di studio scientifico.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune categorie lavorative risultano particolarmente esposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli autisti, ad esempio, affrontano lunghi periodi di guida nelle ore notturne con riduzione della soglia di attenzione e aumento della stanchezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel settore agricolo, soprattutto durante le raccolte stagionali estive, i turni iniziano spesso nelle primissime ore del mattino per evitare le alte temperature, alterando comunque i normali ritmi sonno-veglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel comparto della ristorazione e dell’hotellerie, invece, gli orari serali e notturni prolungati si associano frequentemente a ritmi intensi e recuperi ridotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli addetti ai panifici e alle produzioni alimentari iniziano spesso l’attività durante la notte o nelle primissime ore del mattino, mantenendo per anni abitudini lavorative che incidono sul riposo fisiologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo il tema deve essere affrontato non con allarmismo, ma con consapevolezza e corretta prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le aziende hanno infatti un ruolo fondamentale nella tutela della salute dei lavoratori turnisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le principali misure preventive consigliate troviamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>limitare il numero di turni notturni consecutivi;</li>



<li>garantire adeguati tempi di recupero;</li>



<li>evitare turnazioni eccessivamente lunghe;</li>



<li>programmare pause efficaci;</li>



<li>favorire una rotazione equilibrata dei turni;</li>



<li>monitorare lo stress lavoro-correlato;</li>



<li>promuovere corretti stili di vita;</li>



<li>attivare adeguata sorveglianza sanitaria.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo del Medico Competente e dell’RSPP diventa centrale nell’individuazione precoce di situazioni di affaticamento, disturbi del sonno o problematiche correlate ai ritmi di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i lavoratori possono contribuire concretamente alla propria tutela adottando corrette abitudini di recupero, alimentazione equilibrata e attenzione alla qualità del sonno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro su turni continuerà a essere una necessità per molti settori produttivi. La vera sfida della prevenzione moderna non è eliminarlo, ma renderlo sempre più sostenibile e compatibile con la salute dei lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sicurezza sul lavoro passa anche dalla qualità dell’organizzazione del lavoro e dal rispetto dei tempi di recupero psico-fisico.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lavoro in solitario e smart working: nuovi obblighi e nuove responsabilità</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni il lavoro agile e le attività svolte in solitario hanno modificato profondamente l’organizzazione aziendale, introducendo nuove opportunità ma anche nuove responsabilità in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Sempre più lavoratori operano da remoto, in mobilità oppure senza una presenza costante di colleghi nelle immediate vicinanze. Questa evoluzione organizzativa richiede però [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni il lavoro agile e le attività svolte in solitario hanno modificato profondamente l’organizzazione aziendale, introducendo nuove opportunità ma anche nuove responsabilità in materia di salute e sicurezza sul lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre più lavoratori operano da remoto, in mobilità oppure senza una presenza costante di colleghi nelle immediate vicinanze. Questa evoluzione organizzativa richiede però un aggiornamento concreto delle misure di prevenzione e una revisione delle modalità con cui il datore di lavoro gestisce i rischi aziendali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’entrata in vigore della Legge n. 34/2026 sono stati rafforzati gli obblighi relativi alla sicurezza nel lavoro agile, con particolare attenzione all’informazione sui rischi, alla gestione dei videoterminali, all’ergonomia delle postazioni e alla responsabilità organizzativa del datore di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro in solitario rappresenta una condizione particolarmente delicata perché, in caso di malore, infortunio o emergenza, il lavoratore potrebbe non ricevere assistenza tempestiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo il datore di lavoro, insieme all’RSPP, deve valutare attentamente i rischi connessi alle attività svolte senza supervisione diretta, predisponendo procedure organizzative adeguate e strumenti efficaci di comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le principali criticità da considerare rientrano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>isolamento operativo;</li>



<li>stress lavoro-correlato;</li>



<li>utilizzo prolungato di videoterminali;</li>



<li>affaticamento mentale e sovraccarico cognitivo;</li>



<li>difficoltà nella gestione delle emergenze;</li>



<li>riduzione del supporto immediato tra colleghi;</li>



<li>errata organizzazione dei tempi di lavoro e di riposo;</li>



<li>rischio di iperconnessione e mancata disconnessione digitale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli aspetti ergonomici assumono un ruolo centrale. Molti lavoratori operano infatti da ambienti domestici non sempre adeguati sotto il profilo posturale, illuminotecnico o microclimatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le aziende devono quindi adottare procedure organizzative efficaci, definendo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>modalità di contatto periodico con il lavoratore;</li>



<li>sistemi di comunicazione rapida in caso di emergenza;</li>



<li>informazione e formazione dedicate;</li>



<li>corrette modalità di utilizzo dei videoterminali;</li>



<li>valutazione ergonomica della postazione di lavoro;</li>



<li>procedure per la gestione dello stress lavoro-correlato;</li>



<li>regolamentazione dei tempi di disconnessione;</li>



<li>monitoraggio del benessere organizzativo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La Legge n. 34/2026 rafforza inoltre l’obbligo di consegna dell’informativa annuale sui rischi connessi allo smart working, prevedendo responsabilità e possibili sanzioni in caso di mancato adempimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i datori di lavoro e gli RSPP diventa quindi fondamentale integrare nel DVR anche i rischi derivanti dalle nuove modalità organizzative e dalle tecnologie digitali utilizzate dai lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione del lavoro richiede oggi una prevenzione sempre più dinamica, capace di adattarsi ai cambiamenti organizzativi e tecnologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro agile non elimina gli obblighi di prevenzione: cambia semplicemente il modo in cui devono essere gestiti.</p>
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		<title>INAIL: nuove istruzioni sulla gestione degli infortuni sul lavoro e sul rientro in servizio</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’INAIL, con la recente Circolare n. 17 del 29 aprile 2026, ha introdotto importanti chiarimenti operativi in materia di certificazione medica degli infortuni sul lavoro e gestione della ripresa dell’attività lavorativa. Le nuove disposizioni nascono dall’esigenza di adeguare le procedure alle evoluzioni organizzative e tecnologiche degli ultimi anni, anche alla luce: La Circolare conferma inoltre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’INAIL, con la recente Circolare n. 17 del 29 aprile 2026, ha introdotto importanti chiarimenti operativi in materia di certificazione medica degli infortuni sul lavoro e gestione della ripresa dell’attività lavorativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nuove disposizioni nascono dall’esigenza di adeguare le procedure alle evoluzioni organizzative e tecnologiche degli ultimi anni, anche alla luce:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>dell’estensione della tutela assicurativa a nuove categorie di lavoratori;</li>



<li>della crescente digitalizzazione dei servizi sanitari;</li>



<li>dell’utilizzo dei sistemi di trasmissione telematica della documentazione medica;</li>



<li>della necessità di semplificare gli adempimenti amministrativi per aziende e lavoratori.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La Circolare conferma inoltre il ruolo centrale della trasmissione telematica della certificazione medica all’INAIL da parte del medico o della struttura sanitaria che presta la prima assistenza al lavoratore infortunato, attraverso il Modello 1SS.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">Ripresa del lavoro a fine prognosi: non serve più il certificato “di chiusura”</mark></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle novità più rilevanti riguarda la conclusione del periodo di inabilità temporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’INAIL chiarisce infatti che il lavoratore può riprendere regolarmente l’attività lavorativa alla naturale scadenza della prognosi indicata nell’ultimo certificato medico trasmesso all’Istituto, senza necessità di presentare ulteriori certificazioni mediche “definitive” di guarigione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’ultimo giorno indicato nella prognosi coincide con la conclusione dell’inabilità temporanea assoluta;</li>



<li>non sono richiesti ulteriori adempimenti medico-amministrativi;</li>



<li>viene eliminata una procedura spesso percepita come ridondante sia dalle aziende che dai lavoratori.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una semplificazione significativa che consente di ridurre tempi burocratici e incertezze operative nella gestione del rientro in servizio.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">Ripresa anticipata del lavoro: attenzione alla rettifica della prognosi</mark></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Diversa è invece la situazione in cui il lavoratore desideri rientrare in azienda prima della scadenza della prognosi originariamente indicata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, il rientro anticipato non può avvenire autonomamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Circolare stabilisce infatti che il lavoratore può essere riammesso in servizio esclusivamente previa presentazione di un nuovo certificato medico che modifichi la prognosi iniziale, anticipandone formalmente il termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto particolarmente importante riguarda il rilascio della certificazione:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il certificato di rettifica può essere emesso da qualunque medico;</li>



<li>il lavoratore non può rinunciare autonomamente ai giorni di prognosi ancora in corso;</li>



<li>l’eventuale ripresa anticipata deve essere comunicata correttamente all’INAIL.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per i datori di lavoro diventa quindi fondamentale verificare sempre la documentazione sanitaria prima della riammissione del lavoratore infortunato.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">Il ruolo del Medico Competente e della sorveglianza sanitaria</mark></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Circolare richiama inoltre l’importanza della sorveglianza sanitaria prevista dall’art. 41 del D.Lgs. 81/2008.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In presenza di assenze prolungate o di particolari condizioni cliniche, il Medico Competente può essere chiamato a valutare l’idoneità alla mansione specifica prima del rientro operativo del lavoratore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo aspetto risulta particolarmente rilevante nei settori ad alto rischio, come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>edilizia;</li>



<li>agricoltura;</li>



<li>logistica;</li>



<li>industria manifatturiera;</li>



<li>attività con utilizzo di attrezzature o movimentazione manuale dei carichi.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">Cosa devono fare le aziende</mark></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per i datori di lavoro e gli RSPP, le nuove indicazioni INAIL richiedono particolare attenzione nella gestione amministrativa e organizzativa degli infortuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È consigliabile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aggiornare le procedure interne di gestione degli infortuni;</li>



<li>informare preposti e uffici HR sulle nuove modalità di rientro;</li>



<li>verificare sempre la congruenza della documentazione sanitaria;</li>



<li>coordinarsi con il Medico Competente nei casi più delicati;</li>



<li>monitorare correttamente le scadenze prognostiche.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La semplificazione amministrativa introdotta dall’INAIL rappresenta un passo importante verso una gestione più moderna ed efficiente degli infortuni sul lavoro, senza ridurre le tutele per lavoratori e aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tutela della maternità e sicurezza sul lavoro: obblighi e responsabilità per il datore di lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[studioschena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SICUREZZA SUL LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[DLgs1512001]]></category>
		<category><![CDATA[FestaDellaMamma]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoratrici]]></category>
		<category><![CDATA[Maternità]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezzasullavoro]]></category>
		<category><![CDATA[TutelaDellaMaternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’avvicinarsi della Festa della Mamma, diventa particolarmente importante richiamare l’attenzione delle aziende sul tema della tutela della lavoratrice madre e della sicurezza durante la gravidanza. Il riferimento normativo principale resta il D.Lgs. 151/2001, Testo Unico sulla maternità e paternità, che impone al datore di lavoro specifici obblighi di prevenzione e protezione nei confronti delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Con l’avvicinarsi della Festa della Mamma, diventa particolarmente importante richiamare l’attenzione delle aziende sul tema della tutela della lavoratrice madre e della sicurezza durante la gravidanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento normativo principale resta il D.Lgs. 151/2001, Testo Unico sulla maternità e paternità, che impone al datore di lavoro specifici obblighi di prevenzione e protezione nei confronti delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i datori di lavoro e per gli RSPP, la gestione della maternità non deve essere considerata esclusivamente un adempimento burocratico, ma una misura concreta di tutela della salute e della dignità della lavoratrice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel comparto agricolo, ad esempio, il tema assume particolare rilevanza. Le lavoratrici impegnate in attività di raccolta, movimentazione manuale dei carichi, utilizzo di prodotti fitosanitari, esposizione prolungata agli agenti atmosferici, vibrazioni o posture incongrue possono essere esposte a rischi incompatibili con lo stato di gravidanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il D.Lgs. 151/2001 prevede che il datore di lavoro:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>valuti preventivamente i rischi specifici per la gravidanza;</li>



<li>modifichi temporaneamente le condizioni o l’orario di lavoro;</li>



<li>adibisca la lavoratrice ad altre mansioni compatibili;</li>



<li>richieda, quando necessario, l’interdizione anticipata dal lavoro.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le attività generalmente vietate o incompatibili durante la gravidanza rientrano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>movimentazione manuale dei carichi;</li>



<li>esposizione a sostanze chimiche pericolose, pesticidi o fitofarmaci;</li>



<li>lavori in ambienti con esposizione ad agenti biologici;</li>



<li>attività con esposizione a vibrazioni meccaniche o rumori elevati;</li>



<li>lavori in quota;</li>



<li>attività che comportano elevato affaticamento fisico;</li>



<li>posture incongrue mantenute per tempi prolungati;</li>



<li>turni notturni.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Qualora il rischio non possa essere eliminato mediante modifica delle mansioni o trasferimento ad altra attività compatibile, il datore di lavoro deve attivare la procedura di interdizione anticipata presso gli enti competenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’astensione anticipata può essere concessa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>in presenza di gravi complicanze della gravidanza;</li>



<li>quando le condizioni di lavoro risultano pregiudizievoli per la salute della lavoratrice o del nascituro;</li>



<li>quando non è possibile assegnare mansioni sicure e compatibili.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda i tempi della maternità obbligatoria, la normativa prevede normalmente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>2 mesi prima della data presunta del parto;</li>



<li>3 mesi dopo il parto.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La lavoratrice può tuttavia usufruire della flessibilità prevista dalla legge, continuando a lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza e beneficiando successivamente di 4 mesi dopo il parto, previa certificazione medica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi specifici è inoltre possibile lavorare fino al parto e usufruire dell’intero congedo nei 5 mesi successivi alla nascita del bambino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine della maternità obbligatoria, la lavoratrice rientra normalmente in servizio, mantenendo comunque il diritto ai congedi parentali e ai riposi giornalieri per allattamento previsti dalla normativa vigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante ricordare che la valutazione dei rischi deve essere aggiornata e integrata nel DVR, con particolare attenzione alle mansioni vietate durante la gravidanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una corretta gestione della maternità in azienda consente non solo di prevenire infortuni e malattie professionali, ma anche di promuovere un ambiente di lavoro più responsabile e sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sicurezza sul lavoro passa anche dalla capacità dell’organizzazione di tutelare i momenti più delicati della vita dei lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Giornata Mondiale della Sicurezza: dalla norma alla prevenzione efficace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[studioschena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SICUREZZA SUL LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[accordostatoregioni2025]]></category>
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		<category><![CDATA[culturadellasicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mese di aprile si conclude con un momento di particolare rilevanza: la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, promossa ogni anno dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Per le aziende, e in particolare per datori di lavoro e RSPP, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il mese di aprile si conclude con un momento di particolare rilevanza: la <strong>Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro</strong>, promossa ogni anno dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le aziende, e in particolare per datori di lavoro e RSPP, questa ricorrenza rappresenta un’occasione concreta per andare oltre il perimetro degli obblighi normativi e valutare l’efficacia delle proprie politiche di sicurezza, nonché il livello di integrazione della prevenzione nei processi organizzativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 si configura come uno strumento operativo che rafforza questo approccio: non solo un insieme di regole, ma un modello orientato alla qualità della formazione, alla tracciabilità dei percorsi e alla verifica dei risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prevenzione efficace si costruisce attraverso scelte gestionali coerenti e strutturate, che includono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>integrazione della sicurezza nei processi decisionali aziendali</strong>, come elemento stabile della gestione;</li>



<li><strong>coerenza tra valutazione dei rischi e azioni formative</strong>, affinché ogni intervento sia mirato e pertinente;</li>



<li><strong>formazione continua ed efficace</strong>, capace di generare comportamenti consapevoli;</li>



<li><strong>monitoraggio e utilizzo di indicatori di efficacia</strong>, utili a misurare i risultati nel tempo;</li>



<li><strong>responsabilità diffusa</strong>, che coinvolga tutti i livelli dell’organizzazione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, la prevenzione non può essere considerata un’attività isolata, ma deve diventare parte integrante della gestione aziendale, al pari di qualità, produttività e continuità operativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Giornata Mondiale richiama un principio essenziale: la sicurezza non si esaurisce nell’adempimento normativo, ma si misura nella capacità dell’organizzazione di prevenire eventi dannosi attraverso sistemi efficaci e comportamenti coerenti. <strong>La sicurezza sul lavoro non è un traguardo statico, ma un processo continuo di miglioramento, che richiede attenzione, competenza e responsabilità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, ogni azienda è chiamata a interrogarsi non solo su “cosa” viene fatto, ma soprattutto su quanto le azioni intraprese siano realmente in grado di ridurre i rischi e migliorare le condizioni di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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