Consulenza e soluzioni integrate per il mondo del lavoro

NOTIZIE

12 Giugno 2026

Rischio microclima: perché l’ordinanza non basta e cosa deve fare davvero il datore di lavoro

L’emanazione dell’Ordinanza regionale sulle ondate di calore ha riportato all’attenzione di molte aziende il tema del rischio microclimatico. Tuttavia, uno degli errori più frequenti è ritenere che il rispetto delle disposizioni regionali sia sufficiente per adempiere agli obblighi previsti dalla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

In realtà il quadro normativo è molto più ampio.

Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro l’obbligo di valutare tutti i rischi presenti nell’organizzazione, compresi quelli derivanti dall’esposizione a condizioni microclimatiche sfavorevoli. Non si tratta quindi di un nuovo adempimento introdotto dalle recenti ondate di calore, ma di un obbligo già esistente che oggi assume una rilevanza sempre maggiore.

Quando si parla di microclima si fa riferimento all’insieme delle condizioni ambientali che influenzano il benessere termico della persona: temperatura dell’aria, umidità relativa, ventilazione, irraggiamento solare e intensità dell’attività fisica svolta.

Per anni il rischio microclimatico è stato associato prevalentemente agli ambienti industriali caratterizzati da elevate temperature di processo. Oggi, invece, le condizioni climatiche estreme rendono necessario estendere l’attenzione anche a settori tradizionalmente considerati meno critici.

Pensiamo ad esempio ai lavoratori agricoli impegnati nella raccolta estiva, agli operatori dei cantieri stradali, agli addetti alla posa di pavimentazioni esterne, agli autisti impegnati nelle consegne o agli operatori che lavorano all’interno di serre e tunnel agricoli.

In tutti questi casi il rischio deriva dalla combinazione tra fattori ambientali e carico fisico richiesto dalla mansione.

La valutazione del rischio non può quindi limitarsi a una generica descrizione del problema. Deve individuare:

  • attività maggiormente esposte;
  • periodi dell’anno più critici;
  • categorie di lavoratori vulnerabili;
  • misure preventive adottate;
  • procedure di emergenza;
  • ruolo del Medico Competente e della sorveglianza sanitaria.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda proprio l’evoluzione del rischio nel tempo.

Le temperature registrate oggi durante il periodo estivo sono significativamente diverse rispetto a quelle che caratterizzavano gli stessi territori solo pochi anni fa. Di conseguenza, DVR redatti diversi anni addietro potrebbero non rappresentare più adeguatamente le condizioni operative attuali.

Gli organi di vigilanza stanno prestando crescente attenzione a questo tema e sempre più frequentemente richiedono evidenze documentali che dimostrino l’effettiva valutazione del rischio da calore.

Non bisogna inoltre dimenticare che il rischio termico non riguarda esclusivamente gli ambienti esterni.

Magazzini privi di ventilazione, capannoni industriali, serre, locali tecnici e ambienti confinati possono raggiungere temperature particolarmente elevate anche in assenza di esposizione diretta ai raggi solari.

Il ruolo dell’RSPP diventa quindi fondamentale per individuare tempestivamente le criticità e proporre interventi efficaci.

Tra le buone pratiche maggiormente raccomandate troviamo la pianificazione delle attività più gravose nelle prime ore della giornata, l’introduzione di pause strutturate, la formazione dei lavoratori sul riconoscimento dei sintomi precoci dello stress termico e la predisposizione di procedure per la gestione delle emergenze.

La vera sfida dei prossimi anni sarà integrare il cambiamento climatico nei sistemi di gestione della sicurezza aziendale. Le temperature estreme non rappresentano più un evento eccezionale, ma una condizione sempre più frequente con cui imprese e professionisti della sicurezza dovranno confrontarsi.

Per questo motivo la valutazione del rischio microclimatico non deve essere percepita come un semplice obbligo burocratico, ma come uno strumento concreto per prevenire infortuni, malattie professionali e situazioni di emergenza.

Cosa fare subito in azienda

✓ Verificare se il DVR contiene una valutazione specifica del rischio microclimatico.

✓ Coinvolgere RSPP e Medico Competente nell’aggiornamento della valutazione.

✓ Individuare le mansioni maggiormente esposte.

✓ Predisporre procedure operative per le giornate ad alto rischio.

✓ Formare lavoratori e preposti sui sintomi dello stress termico.