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17 Novembre 2023

RUMORE E IPOACUSIE: I RISCHI PER L’UDITO NEI LUOGHI DI LAVORO

La comunicazione è un processo vitale e l’udito è il suo organo principale che a volte nei luoghi di lavoro può essere esposto, in assenza di idonee misure di prevenzione, a diversi problemi.

Un documento prodotto da Suva, istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni, ricorda i successi che ci sono stati, anche nel nostro Paese, nella riduzione dei danni uditivi dei lavoratori e sottolinea che la riduzione tecnica del rumore “si è concentrata su tre livelli:

  • introduzione di processi lavorativi più silenziosi
  • incapsulamento delle macchine
  • insonorizzazione degli ambienti di lavoro”.

Tuttavia, anche in Svizzera, “l’applicazione delle misure tecniche per la riduzione del rumore non è ancora conclusa e rimane un impegno costante”.

E questo documento, dal titolo “Rumore pericoloso per l’udito sul posto di lavoro”, più volte aggiornato, mostra l’impegno dell’Istituto Suva e contiene nozioni di base e informazioni dettagliate sul rischio rumore, i suoi effetti e i modi per combatterlo.

Udito e rumore: gli effetti dell’età sulla capacità uditiva

Il documento Suva, dopo aver parlato dei principi fondamentali di acustica, si sofferma sull’udito e sui possibili problemi connessi all’ esposizione al rumore.

Si ricordano, tuttavia, anche gli effetti dell’età sulla capacità uditiva.

Si segnala che la perdita di sensibilità uditiva dovuta all’età “riguarda per prime e in misura più marcata le frequenze più alte. Negli uomini essa si manifesta generalmente prima che nelle donne”. E il processo di invecchiamento “avviene soprattutto a livello dell’orecchio interno”.

Inoltre un ulteriore irrigidimento meccanico dell’orecchio medio “può causare una perdita uditiva anche nello spettro delle basse frequenze”.

Si indica che di solito, “fino all’età di 60 o 70 anni una normale ipoacusia da invecchiamento non compromette sensibilmente la comprensione linguistica. Se a questo si aggiunge tuttavia un’ ipoacusia da rumore, il soggetto ha spesso difficoltà a seguire una conversazione”.

Udito e rumore: l’esposizione al rumore e l’ipoacusia

Veniamo ai danni uditivi causati dal rumore.

Si sottolinea che l’esposizione prolungata al rumore intenso “può causare una perdita uditiva irreversibile”. E l’ ipoacusia da rumore, anche in Italia, “è ancora una delle malattie professionali più frequenti”.

Si segnala poi che i danni da rumore interessano l’orecchio interno: “se l’esposizione a rumore intenso si prolunga nel tempo e il metabolismo dell’orecchio interno non è più sufficiente a sostituire l’energia consumata dai villi, questi muoiono e non si rigenerano più. Non è più possibile ripristinare la loro funzione né con un intervento chirurgico né con i farmaci”.

Generalmente l’ipoacusia da rumore ha un decorso di questo tipo: “in seguito a un periodo di esposizione al rumore, l’udito è temporaneamente ovattato (spostamento temporaneo della soglia uditiva) e il soggetto ha la sensazione di avere le orecchie tappate. Questo assordamento può essere dimostrato con un esame audiometrico. L’udito si riprende solo gradualmente, impiegando a volte delle ore o addirittura dei giorni. Se le esposizioni eccessive si sommano, il deficit metabolico aumenta e le cellule cigliate muoiono”.

Se poi la persona è costantemente esposta a rumore “le cellule funzionanti diventano sempre di meno, causando una perdita uditiva permanente”.

Un danno uditivo di questa portata – continuano gli autori – “implica innanzi tutto la distruzione dei villi esterni. Conseguentemente si ha un peggioramento del potere di discriminazione a livello della frequenza e della durata del suono. Anche con un’ottimizzazione dell’amplificazione del segnale sonoro, ad esempio grazie a un apparecchio acustico, questa perdita funzionale può essere compensata solo in parte”.

In definitiva l’accumularsi delle esposizioni a rumore sul lavoro e nel tempo libero “può rivelarsi fatale perché l’udito non ha il tempo di rigenerarsi”. E non bisogna dimenticare che il rischio di lesione uditiva “non ha nulla a che vedere con la risposta emozionale alla fonte di rumore. A seconda dell’intensità sonora e della durata dell’esposizione, infatti, la musica può essere altrettanto dannosa quanto il rumore industriale”.

Si ricorda, infine, che “non tutte le ipoacusie derivano tuttavia dall’ esposizione al rumore. Esistono infatti anche altre cause: irrigidimento meccanico dell’orecchio medio (otosclerosi), processi degenerativi dell’orecchio interno, forte o precoce invecchiamento, malattie ereditarie, infezione, determinati medicinali e trauma cranico”.

Il documento si sofferma poi, riguardo ai possibili danni, anche sulla valutazione della capacità uditiva, sugli altri effetti del rumore, sulla percezione dei segnali e sugli effetti extrauditivi.

Fonte: PuntoSicuro.it