Negli ultimi anni, il fenomeno delle molestie e delle violenze sul lavoro — incluse violenza psicologica, verbale, fisica, comportamenti discriminatori e molestie di genere — sta emergendo con sempre maggiore forza come una delle principali criticità per la salute e la dignità dei lavoratori.
Secondo i dati più recenti del INAIL, nel 2023 sono stati registrati 6.813 infortuni riconosciuti come aggressioni e minacce nei luoghi di lavoro — il dato più alto dal 2019.
Rispetto al 2022 l’incremento complessivo è dell’8,6%; ma la crescita è ben più marcata quando si osserva il dato per le donne: qui l’aumento è del 14,6%, contro il 3,8% per gli uomini.
Non si tratta solo di aggressioni fisiche o minacce esplicite. Le forme più comuni e diffuse di violenza — secondo le analisi — sono:
- violenza e abuso verbale (56%)
- mobbing (53%)
- abuso di potere (37%)
A queste si aggiungono, seppur con frequenza inferiore: violenza fisica, stalking, violenza online.
Spesso le micro-aggressioni, gli atteggiamenti sessisti o discriminatori, lo stress psicologico, il mobbing — attenzioni “subdole” ma costanti — finiscono per incidere profondamente sul benessere, sulla salute mentale, sulla motivazione e sulla partecipazione attiva delle persone nel lavoro quotidiano.
Perché il fenomeno riguarda tutti: settori critici e contesti a rischio
Non ci sono solo “ambienti a rischio”: il fenomeno appare trasversale, ma alcuni settori risultano particolarmente esposti. Secondo INAIL, le categorie più colpite includono:
- il personale sanitario e socio-assistenziale — dove si concentra un’alta percentuale di aggressioni alle donne.
- lavoratori del trasporto e del magazzinaggio (autisti, conducenti, capi treno, ecc.).
- chi opera in servizi a contatto con il pubblico: commercio, vigilanza, istruzione, assistenza, ecc.
Inoltre, non sempre l’aggressore è un collega interno: circa il 61% degli episodi registrati deriva da persone esterne all’azienda (clienti, utenti, utenti di servizi, cittadini, ecc.).
Questo evidenzia come la violenza sul lavoro non sia un problema “di nicchia” ma una sfida sistemica, che può interessare molte tipologie di imprese e luoghi di lavoro.
Impatto su salute, benessere e produttività: le conseguenze della violenza
Le conseguenze delle molestie e violenze sul posto di lavoro non sono solo immediate (ferite, infortuni, diagnosi), ma spesso psicologiche e a lungo termine.
Tra gli effetti più segnalati:
- stress, ansia, depressione, deterioramento del benessere psicofisico.
- riduzione della motivazione, aumento dell’assenteismo, calo della produttività.
- in molti casi, le vittime preferiscono lasciare il lavoro — con conseguenze anche per l’azienda, in termini di perdita di competenze e doveri legali.
Per questo motivo, le molestie e le violenze vanno interpretate come un vero e proprio “rischio” per la salute e la sicurezza sul lavoro — non solo come problema morale o etico.
Come contrastare il fenomeno: cultura aziendale, prevenzione e normativa
Affrontare in modo efficace molestie e violenze sul lavoro richiede interventi strutturali e una cultura aziendale consapevole. Alcuni elementi fondamentali:
- Il riferimento normativo fondamentale è la Convenzione ILO 190, ratificata in Italia con la Legge n. 4/2021: essa richiede che la violenza e le molestie siano riconosciute come rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro.
- Occorre integrare la valutazione dei rischi aziendali con una prospettiva di genere — cioè considerare che le molestie e le violenze spesso colpiscono più duramente le donne.
- Le imprese dovrebbero dotarsi di codici etici, procedure formali di segnalazione, canali sicuri per le vittime, e politiche concrete di tolleranza zero.
- Formazione, sensibilizzazione e promozione di una cultura del rispetto sono elementi chiave: solo così si possono prevenire comportamenti inappropriati e garantire un ambiente di lavoro sano e inclusivo.
Un buon esempio di supporto operativo è lo strumento OiRA — una piattaforma per la valutazione dei rischi da molestie e violenze sul lavoro, che aiuta le imprese a costruire piani di prevenzione concreti.
Perché per una società di consulenza come Studio Schena il tema non può restare in secondo piano
Visto il crescente impatto di molestie, violenze, molestie di genere e rischi psicosociali sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, per Studio Schena diventa essenziale:
- sensibilizzare i propri clienti su questo tipo di rischi, non solo guardando agli infortuni tradizionali ma anche a quelli “non fisici” — stress, mobbing, violenze, discriminazioni;
- offrire consulenza a 360° che includa anche la valutazione del rischio “violenza e molestie” in azienda, in coerenza con Convenzione ILO 190 e le best practice;
- promuovere una cultura del rispetto, della parità di genere e del benessere sul lavoro, anche attraverso formazione, codici etici, canali di segnalazione e politiche preventive;
- considerare la salute mentale come parte integrante della sicurezza sul lavoro: la sicurezza non è solo “evitare infortuni” ma garantire dignità, rispetto e condizioni di lavoro sane per tutte le persone.
Conclusione
Le molestie e le violenze sul lavoro non sono un problema residuale o marginale: sono parte di un fenomeno strutturale e in crescita, con ripercussioni profonde sulle persone e sulle organizzazioni. Per un’azienda moderna e responsabile, contrastare questi fenomeni non è una scelta facoltativa, ma un obbligo morale, sociale e — oggi — anche normativo.
Affinché il mondo del lavoro diventi davvero un luogo sicuro, dignitoso e rispettoso per tutti, è necessario integrare nella cultura aziendale — e nella gestione della sicurezza — la consapevolezza che la violenza può assumere molte forme: non sempre visibili, spesso subdole, ma sempre dannose.
Fonte: INAIL.it

