La violenza, le aggressioni e le molestie nei luoghi di lavoro rappresentano un rischio reale e spesso sottovalutato. Non si manifestano solo attraverso aggressioni fisiche: assumono forme più sottili ma altrettanto dannose, come pressioni psicologiche, minacce, discriminazioni, comportamenti molesti, abusi verbali, mobbing o ricatti sessuali.
La ricorrenza del 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, ricorda ogni anno quanto questi fenomeni colpiscano in modo particolare le lavoratrici e offre alle aziende l’occasione per riflettere sulle proprie responsabilità e rafforzare la cultura interna della prevenzione.
🔎 Cosa si intende per violenza e molestie sul lavoro
Secondo la Convenzione OIL n. 190, ratificata dall’Italia, violenza e molestie sono “comportamenti, pratiche o minacce che si traducono in danni fisici, psicologici, sessuali o economici”.
Nel contesto aziendale, possono includere:
- aggressioni fisiche o tentativi di aggressione;
- molestie sessuali, avances indesiderate, ricatti (“quid pro quo”);
- violenza verbale: insulti, umiliazioni, minacce;
- mobbing e molestie psicologiche (moral harassment);
- discriminazioni legate a genere, età, orientamento, etnia, disabilità;
- abuso di potere o comportamenti oppressivi da parte di colleghi o superiori.
Questi comportamenti possono coinvolgere non solo il personale interno, ma anche clienti, utenti e pazienti, soprattutto nei settori a contatto con il pubblico (sanità, PA, istruzione, commercio).
🧠 Gli impatti psicologici: cosa dicono gli studi scientifici
La letteratura nazionale e internazionale è chiara: violenza, aggressioni e mobbing hanno un impatto diretto e significativo sulla salute mentale.
🔹 Stress, ansia, depressione e burnout
Una meta-analisi su oltre 115.000 lavoratori mostra che il workplace bullying aumenta nettamente il rischio di:
- ansia;
- depressione;
- disturbi psicosomatici;
- burnout;
- disturbi del sonno.
🔹 Dimissioni e abbandono del lavoro
Una review sistematica italiana (2023) evidenzia che chi subisce molestie o mobbing sviluppa spesso:
- perdita di motivazione;
- peggioramento delle performance;
- compromissione del benessere psicologico;
- intenzione di lasciare il lavoro come unica via percepita per tutelarsi.
🔹 Ideazione suicidaria e rischio di suicidio
Una grande analisi multicohorte pubblicata su The Lancet Public Health (2023) ha rilevato che l’esposizione a violenza o mobbing sul lavoro aumenta:
- il rischio di ideazione suicidaria;
- la probabilità di tentativi di suicidio;
- il rischio di morte per suicidio rispetto ai non esposti.
Questi dati mostrano che la violenza sul lavoro non è un semplice problema relazionale, ma un fattore di rischio grave per la salute mentale.
⚖️ Cosa prevede la normativa italiana
Il D. Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro l’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori in tutte le sue dimensioni, includendo:
- rischi fisici;
- rischi da aggressione;
- rischi psicosociali;
- stress lavoro-correlato.
La ratifica della Convenzione OIL n. 190 rafforza ulteriormente l’obbligo di prevenire ogni forma di violenza e molestia, comprese quelle psicologiche e organizzative.
🛡️ Cosa può fare l’azienda: misure concrete di prevenzione e supporto
Per affrontare efficacemente il problema, il datore di lavoro deve adottare una strategia integrata che tuteli sia la sicurezza fisica sia la salute mentale.
1. Valutazione del rischio specifico nel DVR
Inserire una sezione dedicata a:
- rischio aggressione per mansioni esposte;
- stress lavoro-correlato;
- molestie e mobbing;
- rischi psicosociali.
2. Formazione di qualità
La formazione deve includere:
- riconoscimento dei comportamenti molesti;
- gestione delle situazioni critiche;
- comunicazione assertiva;
- promozione del rispetto e dell’inclusione.
3. Codice di condotta aziendale
Adottare politiche di tolleranza zero, con indicazioni chiare su:
- comportamenti vietati;
- responsabilità interne;
- modalità e tempi di segnalazione.
4. Canale protetto di segnalazione
Garantire strumenti sicuri (anche anonimi) per denunciare episodi di violenza o molestie.
5. Supporto psicologico strutturato
Elemento essenziale:
- sportelli di ascolto o counselling;
- supporto psicologico interno o convenzionato;
- percorsi di accompagnamento dopo episodi traumatici;
- collaborazione con medico competente, RSPP e risorse umane.
Alla luce degli studi che collegano violenza/molestie ad ansia, depressione, burnout e rischio suicidario, il supporto psicologico non è un optional: è una tutela fondamentale.
6. Interventi organizzativi
- riorganizzazione turni e mansioni a rischio;
- lavoro in coppia;
- sistemi di allarme o barriere protettive;
- protocolli di gestione del conflitto.
💬 Conclusione
La violenza e le molestie sul lavoro non sono solo questioni disciplinari: sono un rischio concreto per la salute fisica e, soprattutto, psicologica delle persone.
I dati INAIL mostrano un fenomeno in crescita, e la ricerca internazionale conferma la serietà delle conseguenze: stress, ansia, depressione, burnout, fino — nei casi più estremi — all’ideazione suicidaria.
Il 25 novembre rappresenta un’occasione fondamentale per rinnovare l’impegno a costruire ambienti di lavoro più sicuri, rispettosi e umani.
Una cultura aziendale che promuove ascolto, rispetto, prevenzione e supporto rende i luoghi di lavoro non solo più protetti, ma anche più inclusivi e produttivi.

